Manifesto della Libera Espressione Musicale

Non Dire Una Parola …cosa è?

“Non dire una parola” è Il titolo del nuovo singolo del Clan Zingaro, ed è anche il suo manifesto della libera espressione e del libero pensiero musicale non verbale e visivo.
Da sempre l’umanità si è sforzata di rappresentare, immaginare, comunicare i propri pensieri ed ideali attraverso l’arte e la musica, talvolta intrattenendo a semplice scopo ricreativo, talvolta facendosi portavoce direttamente o indirettamente delle più disparate idee, movimenti e pensieri.
L’arte e la musica sono da sempre un potente mezzo con il quale l’umanità si è fatta portavoce di idee di libertà, rispetto e fratellanza anche e soprattuto nei momenti difficili e critici della storia dell’umanità stessa, mostrandone le sue molteplici facce e contraddizioni senza necessariamente darne un giudizio, suscitando nel’ascoltatore e nello spettatore libere conclusioni, emozioni e meditazioni.

La libera manifestazione del pensiero emotivo nell’arte nella filosofia nella musica e nella letteratura, ha subito talvolta la censura laddove essa ha messo in crisi il pensiero unico dominante proprio per il suo potenziale comunicativo capace di “risvegliare” e smuovere coscienze e consapevolezze collettive.
Nei più disparati ambiti musicali, sia mainstream che di confine, dalla musica popolare al rap, al rock, al jazz, musicisti di tutte le estrazioni sociali razziali e culturali, hanno prestato la loro voce libera come potente aggregante sociale.
I contenuti presenti nel video “Non Dire Una Parola”, è frutto di libero pensiero artistico, prodotto della cultura che è un valore imprescindibile e inalienabile della nostra cultura popolare tutta.


Non dire una parola …come?

Il videoclip di Non dire una parola accompagna l’ascoltare e lo spettatore in una atmosfera surreale dove alcune persone appartenenti a estrazioni sociali più disparate differenti si ritrovano per caso a bere un aperitivo.
Gli invitati dapprima verrano serviti ai tavoli da un cameriere, che simbolicamente rappresenta il “braccio” della comunicazione mediatica sociale, un catalizzatore che stimola ma non partecipa, in quanto serve dapprima i cocktail per accomodarli e poi serve dei messaggi “subliminali” che i media mainstream ci hanno abituati volente o nolente ad accettare nel quotidiano.
Messaggi subliminali e non come “conformati” “consuma” “obbedisci” “l’indifferenza viene ricompensata” “sposatevi e riproducetevi” “clicca e non pensare” “non fate domande alle autorità”. Messaggi che strutturano e condizionano la nostra esistenza in direzioni stereotipate: un sentito omaggio a di John Carpenter di “Essi Vivono” capolavoro del cinema fantascientifico del 1985.
Quello che succederà dopo…. È tutto da vedere, senza dire una parola.


Non dire una parola …perchè?

Si tratta di condividere musica gioia ed arte, niente di più.


Non Dire Una Parola …TgClan 24

E’ un sito che ospita una testata giornalistica immaginaria dove la redazione dei giornalisti scrivono dei pezzi raccontando la loro versione dei fatti accaduti durante il videoclip, sono storie di fantasia liberamente ispirate dalla nostra contemporaneità, che trattano temi familiari e conosciuti, ovviamente la cronaca è tutta falsa, ma se fosse vera?


Non Dire Una Parola …Fake News?

Oggi più che mai il tema della fake news è di scottante attualità, un tema di cui tutti noi siamo a conoscenza. In arte, possiamo intendere peraltro la narrazione come una fake news, in quanto la verità unica è esclusiva visione della mano e dell’occhio dell’artista.
Ogni notizia può essere interpretata dalla penna e di chi ne traccia i contorni, in “Non dire una parola”, è tutto falso, ma se fosse vero?


Corona Virus?

Non c’è alcuna speculazione sui gravi fatti che hanno coinvolto il mondo, che hanno causato il lockdown di oltre due mesi in Europa e la grave perdita di vite umane.
All’interno degli articoli compare il termine ”Corona virus”, inteso come generico virus del raffreddore delle comuni influenze stagionali annuali.


Non dire una Parola, “complotto” e “libertà di espressione”?

Oggi il termine complotto viene utilizzato spesso come facile bollatura del pensiero critico controcorrente non mainstream.

Nella narrazione di un fatto, possono essere presenti più di una chiave di lettura oltre che parziali verità, cosi come forzature ed anche parziali omissioni, volontarie o non.

Con la velocità di fruizione delle notizie abbiamo assistito ad un appiattimento del senso critico popolare dialogico a favore del pensiero riduttivo e semplicistico “a squadre”.

Ciò che viene apparentemente percepito non aderente ad una precisa scuola di pensiero viene comodamente incasellato in “complotto”, a prescindere dal suo contenuto, dalla plausibile narrazione e dalle prove fornite dalle fonti più o meno autorevoli o attendibili, la logica dualistica è spesso vittima di una esemplificazione e riduzione dei pensieri come se una delle due “verità” potesse escludere e screditare automaticamente per effetto contrario l’altra parte.
E’ necessario sempre mettere in discussione una teoria per la sua natura e la sua forma ipotesi e tesi che per essere autorevole e veritiera scientificamente deve essere messa alla prova costantemente da uno o più contraddittori.

La diversità del pensiero è occasione di dibattito e confronto, per il motivo che dibattere rafforza la consapevolezza e il senso critico della massa, dividere e schematizzare il pensiero serve al contrario per indebolire la comunità creare contrasti che il più delle volte causano un allontanamento dal “campo” e una chiusura dialogica dei singoli.
Per questo non crediamo nella censura ne ai bavagli, pericolosi strumenti di manipolazione, anzi crediamo che ogni pensiero sia meritevole e libero di essere espresso e raccontato dalla lente di chi ne traccia i suoi contorni, nell’arte ancor più come recita la costituzione italiana nell’articolo 21:

 

«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, sporgere denunzia all’Autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.»

 

Buon costume
Principio generale che riassume i canoni fondamentali di onestà, pudore e onore espressi dalla società in una data epoca, costituendo un limite all’autonomia privata. Poiché l’ordinamento giuridico non può accordare tutela a interessi socialmente immorali, gli atti di disposizione del corpo (art. 5 c.c.) e in generale tutti i negozi giuridici contrari al buon costume sono nulli (art. 626, 634, 788, 1343, 1354, 1418 c.c.). Tuttavia, chi ha eseguito una prestazione per uno scopo che, anche da parte sua, costituisca offesa al buon costume, non può ripetere quanto ha pagato (art. 2035 c.c.; v. Ripetizione dell’indebito). Il buon costume si atteggia come clausola generale in quanto il legislatore non specifica in cosa debbano concretamente tradursi questi canoni, ma lascia la loro concreta determinazione all’interprete. La scelta è consapevole, perché la morale muta e si evolve con il passare del tempo e la società di oggi può ritenere meritevoli di tutela atti che la società di ieri reputava contrari al buon costume, e viceversa. Le deliberazioni assembleari di associazioni e fondazioni contrarie al buon costume possono essere annullate e la loro esecuzione può essere sospesa anche dall’autorità governativa (artt. 23, 25 c.c.). _ (Treccani)

 

La diversità del pensiero è una importante occasione di dibattito e confronto, per il motivo che dibattere.

 


Non Dire Una Parola …La “mascherina” di Giulia?

Giulia è stata imbavagliata, come fosse stata censurata e privati della parola intesa non come censura dei contenuti espliciti verbali, ma come “bavaglio” preventivo, cosa che però non gli impedisce di cantare la melodia e di relazionarsi agli altri del gruppo, Giulia il 2 ottebre, giorno delle registrazioni del videoclip, aveva il raffreddore, e lo ha attaccato a Daniele, il chitarrista del gruppo!